
Siamo rimasti interdetti e disgustati nel registrare il plauso generale e quasi
incondizionato che si è levato a gran voce intorno all’inaudito incremento delle
bocciature che ha contrassegnato quest’ anno i risultati degli esami di maturità.
Orientamento già emerso nel corso degli scrutini dei precedenti gradi di istruzione e che
ha confermato la tendenza ad inasprire la selezione degli studenti in nome di un presunto
rigore o di pomposi criteri di meritocrazia. Ecco, noi consideriamo assolutamente
disonorevole questo risultato e l’ ipocrisia che lo circonda. Di quale scuola stiamo
parlando? Questo inasprimento a cosa corrisponde? Semplicemente ad una DRAMMATICA RESA.
Da una parte è stato messo in dismissione l’intero edificio educativo della scuola
pubblica, già pericolante, ed ora reso inagibile dai tagli pesantissimi ed ottusi
inflitti “dall’energica e brillante” ministro (la didattica, la formazione diverranno nei
prossimi mesi velleitarie aspirazioni a fronte della quotidiana emergenza che si dovrà
affrontare per garantirne la semplice apertura). Dall’altra si risponde alla latitanza
educativa e formatrice della scuola e delle famiglie (che in genere oscillano tra
eccessivo protezionismo o mero abbandono) con un ritrovato piglio autoritario.
All’ignoranza, al bullismo non si risponde con i voti o le bocciature di massa e nemmeno
con un eventuale ritorno al sei politico (corrispettivo demagogico delle compulsioni
autoritarie). Ma con il lavoro. Con una restituzione di dignità, di serietà e di senso al
processo di apprendimento e formazione che i ragazzi nella scuola dovrebbero
intraprendere: in ambienti adeguati, dietro una guida gioiosa ed amorevole che solo in
tal caso potrebbe legittimamente avvalersi della fermezza necessaria affinchè essi
possano raggiungere, al termine del percorso, una responsabile e completa autonomia. Ad
oggi, niente di tutto questo: edifici fatiscenti, povertà di contenuti, una quasi totale
assenza di metodo d’ insegnamento, figurarsi l’ombra di una remota passione pedagogica.
E a parte l’eroismo di alcuni ( o forse di molti ) insegnanti che lavorano nell’ ombra -
e che ora rischiano di essere avvolti dalla tenebra oscurantista - assistiamo in genere
all’ allestimento stanco e lacero di una farsa annuale in cui si è stabilita ormai una
sorta di perversa complicità tra i suoi comprimari. Genitori assenti o invadenti, ragazzi
svogliati o arroganti che ricorrono ad ogni sorta di furbizie, insegnanti demotivati e
socialmente depressi. Il rigore andrebbe ricercato dunque su altri piani, a partire
dall’esempio che gli adulti dovrebbero dare ai giovani, umanamente e socialmente. Invece
se da un lato assistiamo ad un progressivo abbassamento del profilo professionale della
classe docente (addirittura sembrerebbe essere prassi ormai diffusa che i maturandi
debbano firmare programmi non svolti o che venga esplicitamente chiesto loro di “fare” da
soli argomenti non trattati), dall’ altro vediamo che presso quei docenti come pure tra
molti osservatori esterni alla scuola, vengono ben accolte scorciatoie e semplificazioni
autoritarie contrabbandate, stavolta, come una svolta pedagogica dalle rassicuranti
pretese riformatrici. Quando sappiamo bene che si tratta soltanto di trovate dell’ ultima
ora. Duole, allora, prendere atto che nessuno voglia più premurarsi di affrontare
seriamente i problemi gravi ed annosi che affliggono la scuola pubblica e che ci si
voglia ipocritamente contentare di certe sortite che come effetto produrranno unicamente,
con assoluta certezza, nuovi e massicci flussi migratori di ragazzi verso la scuola
privata.
Prof. Alessandro Anniballi, Prof.ssa Ilaria Mori, Rita Rossi, Tiziana Pomes, Prof.
Gianpiero Pastorello, Prof. Enrico Quattrin
Prof.ssa Ester DI Francesco, Prof.ssa Bianca Altavista...
seguono altre firme che invierò tra cui quelle del prof. Raffaele Pozzi, Giancarlo De
Cataldo …etc





